Dialogando, con "Dialoghi Asolani " a Bassano del Grappa

Dialogando, con "Dialoghi Asolani " a Bassano del Grappa - Marian Mocanu


Intervento di Marian Mocanu

 

Dialogando, Il festival dell’integrazione

3 - 4 - 5 giugno 2011, Bassano del Grappa

 

 

Ringrazio gli organizzatori di questo importante evento per l’invito. Partecipare a questa iniziativa per me è un onore perché ho il difficile compito di  cercare di trasferire importanti informazioni riguardanti alcuni aspetti della vita della comunità rumena in Italia.

In effetti il nome della tavola rotonda dove è stato inserito il mio intervento è “Scommettiamo che vi aiutiamo a crescere?” e parlerò del ruolo degli imprenditori rumeni in Italia.

 

Per fare questo partirò dalla premessa che la Romania e l’Italia sono legati da forti antichi rapporti economici che hanno visto il loro inizio 2000 anni fa quando l’Impero Romano ha conquistato la Dacia , l’attuale Romania. Di lì è iniziato tutto e oggi l’Italia è il secondo investitore straniero in Romania con circa 25 mila aziende italiane e quasi altrettante romene in italia

 

A dicembre 2009 in Italia cca 25.000 partite Iva avevano titolare cittadino rumeno. Soltanto nell’anno 2010 il numero delle  ditte appartenenti a cittadini rumeni è salita  a 49.132 imprese.

Questi dati ci piazzano nel terzo posto dopo le aziende che hanno titolare proveniente dal Marocco ( 57.621) e dalla Cina con 49. 854 ditte presenti sul territorio italiano a maggio 2010.

 

La caduta del regime comunista dell’ 1989 e la successiva apertura delle frontiere ha fatto che tanti cittadini rumeni hanno deciso de emigrare in Italia per lavorare e cercare di migliorare il livello della loro vita.  L’ingresso della Romania nella grande Unione Europea avvenuto nel 2007 ha portato una maggiore possibilità di circolazione dei cittadini rumeni in Italia, fatto che ha permesso a un numero crescente di cittadini rumeni ad arrivare in Italia principalmente per lavorare.

I rumeni sono i più numerosi cittadini comunitari presenti in Penisola. Così siamo passati da cca 953.000 del 2009 a cca 1,2 milioni oggi.

 

L’età media dei rumeni che vivono in Italia è sotto i 40 anni e spesso si diventa stanziali formando famiglie con bambini che nascono in Italia e studiano nelle scuole italiane.

 

Negli ultimi anni anche i rumeni hanno iniziato sempre di più ad affrontare il mondo imprenditoriale in Italia creando imprese.

 

Nel anno 2009 i cittadini rumeni inviavano dall’Italia in Romania circa  1.500 euro a testa. Nell’anno 2010 la quantità di denaro è scesa a 1.000 euro a persona all’anno.

I guadagni realizzati in Italia sono sempre di più reinvestiti nel sistema economico italiano anche dai cittadini rumeni che diventano sempre di più stanziali, fanno studiare i figli in Italia e pagano tasse in Italia.

 

La presenza della comunità rumena in Italia è disposta a livello territoriale seguendo la mappa delle zone più industrializzate della Penisola e anche le imprese che hanno titolare rumeno sono disposte nella stessa maniera. Il numero più alto di cittadini che vivono in Italia si trova a Roma e Torino seguito da Milano, Padova, Bologna, Verona, Genova. Il 50% dei cittadini rumeni vivono nelle regioni del nord, il 25 % nel Lazio e il 25 % nel sud e isole.

 

 

La maggioranza di queste imprese hanno un numero piccolo di dipendenti trattandosi di ditte famigliari ma sempre più spesso si segnalano situazioni che superano le 15 persone impegnate.

I settori principali dove troviamo aziende con titolare rumeno sono edilizia, trasporti e poi servizi alla persona.

 

Le regioni italiane che vedono il maggiore incremento di imprese con titolare rumeno sono Lombardia con il 19% del totale delle imprese rumene , Piemonte con il 18,6 %  e Lazio con il 16,6%.

 

I rumeni titolari di ditte in Italia investono una buona parte del  loro guadagno sempre in Italia, così oltre la naturale intenzione e desiderio di sviluppo della propria attività lavorativa i nostri connazionali sono i primi acquirenti stranieri di abitazioni in Italia.

In Italia il 10% delle richieste di muti per la prima casa sono inoltrare da cittadini stranieri e tra i primi con il 32,4% del totale troviamo cittadini provenienti dalla Romania. Secondi sono i cittadini albanesi con il 5, 73% delle domande di prestiti.

 

Il prezzo medio di acquisto di una casa comprata da cittadini rumeni in Italia è di 165.000 euro che è ancora inferiore alla media di 200.000 euro che è disposto a pagare il cittadino italiano  ma questi dati sono fortemente significativi per la loro reale valenza di segnale che dimostra desiderio d’integrazione e di diventare stanziali. Questo concetto è rafforzato dal fatto che l’eta media degli acquirenti rumeni è vicina ai 35 anni.

Le regioni italiane dove si investe di più sono la Lombardia (25,80%) , Lazio ( 13, 38% ) , Emilia Romagna ( 12, 61%) , Veneto ( 11,15%) , Piemonte ( 8,47%), Friuli Venezia Giulia ( 4, 20%)

 

Questi dati crediamo che dimostrino il forte desiderio di integrazione dei nostri connazionali in Penisola anche tramite il mondo dell’impresa, partecipando attivo allo sviluppo dell’Italia non soltanto come dipendenti ma anche nella veste di imprenditori. Ci piace pensare che il nostro contributo sia utile all’Italia che ci ha accolti e dove stiamo costruendo anche il nostro futuro.

 

Di fatto la comunità rumena in Italia è anche la più grande comunità che gode della possibilità di parteciare sia direttamente sia indirittamente anche alla vita politica locale , potendo godere del diritto di voto nelle elezioni amministrative. Un punto questo che meriterebbe da solo un intero convegno dato che spesso , un interpretazione troppo stretta della legge rende difficile il vero utilizzo di questo diritto che di fatto è anche fattore di integrazione

 

Tutto questo vogliamo che avvenga nel pieno rispetto della carta costituzionale italiana ma anche comunitarie cercando di rispettare i usi e i costumi del popolo italiano ma nello stesso tempo conservando quello che rappresenta il nostro bagaglio culturale.

 

Per un rumeno fare impresa in Italia significa interagire in maniera più intensa con la società italiana, con le imprese italiane, con i sindacati, con le federazioni di categoria, ecc, e tutto questo ci consente una integrazione più fluida, più facile nel tessuto sociale italiano.

Anche tramite impresa vogliamo sicuramente mantenere la nostra identità nazionale ma assolutamente non desideriamo racchiuderci all’interno della nostra comunità. Vogliamo partecipare, collaborare, lavorare e vivere serenamente nel rispetto di tutto e di tutti nella bella e accogliente Italia accanto al popolo italiano.

 

Grazie per la vostra attenzione.

 

 

 

 

 

 

Le mie dimissioni dal PSD della Romania

Una comunità divisa sfruttata dai partiti

 Una comunità divisa e ingenua sfruttata dai partiti italiani e rumeni

 

Spesso sentiamo dire che i ricchi diventano sempre più ricchi….e quindi è logico pensare che i soldi continuano ad andare sempre nelle stesse tasche delle solite persone che hanno già tanto denaro. Possiamo dire che i soldi seguono i soldi.

I candidati rumeni alle amministrative di Torino forse non sanno che anche i voti si comportano come i soldi. Mi spiego meglio, anche i voti, come i soldi, vanno dove sono già andati altri voti.

Tradotto in parole povere, è molto facile che avvenga che un candidato che già alle elezioni precedenti abbia preso tanti voti, continui a prendere tanti voti, più di prima, oppure meno di prima, ma comunque continuerà a ricevere tanto consenso elettorale.

Raramente è successo nella storia recente delle elezioni amministrative italiane, che volti nuovi, siano riusciti ad accumulare molto consenso senza una storia politica alle spalle oppure senza una attività di costruzione del consenso durata almeno alcuni anni.

Nemmeno alle elezioni di questa primavera non vedremo delle rivoluzioni in questo senso.

 

I quindici candidati alle amministrative di Torino 2011 presentati sulle varie liste di partito e civiche, di coalizione oppure indipendenti, non cambieranno la storia politica italiana e nemmeno non daranno una svolta a favore della comunità rumena che vive e lavora onestamente  in Piemonte.

 

Nella loro ingenuità non hanno capito che nessuno di loro in queste condizioni non ha la minima  possibilità di essere eletto consigliere comunale a Torino e ognuno di loro pensa ancora che lui riuscirà ad ottenere il consenso necessario.

Voteranno cca 3000 cittadini rumeni in tutta la città nella situazione più felice e il numero minimo di voti per un risultato positivo e di almeno 1000 preferenze nominale, ovvero almeno 1000 persone devono scrivere, senza errori lo stesso cognome sulla scheda elettorale.

 

Tutti i candidati si dovevano accordare e sostenere soltanto uno di loro che avrebbe avuto reale potenzialità a sostegno della comunità intera. Ma questo non si è capito e non si è fatto !!

 

I partiti sono i veri vincitori in seguito alla ingenuità e alla divisione della comunità rumena di Torino.

I partiti italiani, avranno i voti dei rumeni di Torino senza concedere a loro posti nel consiglio comunale perché nessuno dei candidati non avrà i voti necessari, tutti avranno un numero troppo basso di consensi favorevoli, ma tutti insieme saranno utili ai partiti italiani che hanno scelto di schierarli.

I partiti rumeni, senza comparire in prima linea e sostanzialmente anche senza investire nulla, dopo le elezioni, porteranno “ il conto” ai partiti italiani, sostenendo che sono stati loro a convincere i connazionali a votare in una determinata maniera.

 

I perdenti saranno tutti i rumeni di Torino perché nessuno di loro potrà rappresentare nel Comune di Torino, una comunità che conta più di quaranta mila persone.

 

Forse possiamo essere contenti perché una guerra suicida dei quindici candidati contribuirà a una insoddisfacente partecipazione alla vita democratica italiana da parte di una comunità che deve ancora dimostrare la sua unità e maturità politica.

 

Marian Mocanu

 

 

 

 



 

 

  • 28/01/2012
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